In futuro un test sangue potrà escludere rischio demenza fino a 10 anni prima. È il risultato di una ricerca condotta dal Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia). L’accuratezza del test arriva fino all’83% nel predire malattia. Nel team di scienziati che ha fatto la scoperta oltre la metà sono italiani: 7 su 12.
È un semplice esame del sangue e può escludere il rischio futuro di sviluppare demenza, tra cui il morbo di Alzheimer. A descriverlo in uno studio pubblicato su ‘Nature Medicine’ un team di ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia), ad altissima presenza italiana: 7 coautori su 12 sono infatti cervelli del Belpaese attualmente attivi all’estero. Il gruppo ha dimostrato come specifici biomarcatori nel sangue possano predire lo sviluppo della demenza fino a 10 anni prima.
I biomarcatori per capire se una persona è a rischio demenza
Lo studio ha esplorato il potenziale di specifici marker come tau217, neurofilamento leggero (Nfl) e proteina fibrillare acida della glia (Gfap) nella missione di intercettare la patologia fino a un decennio prima di una diagnosi effettiva in anziani sani da un punto di vista cognitivo, che vivono in modo indipendente nella comunità.
Ricerche precedenti avevano suggerito che questi biomarcatori potrebbero essere utili nella diagnosi precoce della demenza, ma la maggior parte dei lavori aveva coinvolto persone che avevano già cercato assistenza medica per problemi cognitivi, a causa di sintomi come una difficoltà di memoria. Si è rivelato dunque necessario uno studio più ampio, basato sulla comunità, per determinare il valore predittivo dei biomarcatori nella popolazione generale.
Demenza, un test del sangue affidabile all’83%
Guidato dai ricercatori dell’Aging Research Center del Karolinska Institutet in collaborazione con SciLifeLab e il Kth Royal Institute of Technology di Stoccolma, il lavoro si è basato sull’analisi di biomarcatori del sangue di oltre 2.100 adulti di età pari o superiore a 60 anni, i quali sono stati seguiti nel tempo per determinare se avessero sviluppato demenza.
A un follow-up di 10 anni dopo, il 17% dei partecipanti aveva sviluppato demenza. L’accuratezza dei biomarcatori utilizzati nello studio è risultata essere fino all’83%. “Si tratta di un risultato incoraggiante – spiega Giulia Grande, assistant professor al Dipartimento Neurobiology, Care Sciences and Society del Karolinska Institutet e prima autrice dello studio – soprattutto considerando la finestra predittiva di 10 anni tra il test e la diagnosi. Dimostra che è possibile identificare in modo affidabile le persone che sviluppano demenza e quelle che rimarranno sane”.
(Foto apertura: David-S/Shutterstock.com)
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