«Nonostante sia imperfetta, lontana dai canoni imposti dalla società, lei trionfa e non molla mai. E questo ci dà speranza». A parlare è l’attrice statunitense Renée Zellweger riferendosi a Bridget Jones, il personaggio che interpreta: produttrice televisiva, un po’ goffa e single all’inizio della saga che, dopo 25 anni, torna sul grande schermo vedova e con due figli. Del film, al cinema da pochi giorni, ci parla Giulia Bianconi, qualche pagina più avanti, che l’ha incontrata per noi alla conferenza stampa di presentazione. Senza entrare nel merito della trama (no spoiler!), la figura di Bridget – sì Bridget, perché per tante e tanti di noi è ormai una di famiglia – nella sua estenuante normalità ci permette di avviare una riflessione sulla figura della donna. Di diritti, di lotte ancora aperte e di battaglie da vincere ne parliamo nel Primo piano, in queste righe solo una veloce considerazione su come i canoni precostituiti di bellezza e potere femminile possano condizionare socialità e successo – tanto per cominciare – ma anche tutto il resto. Chi avrebbe scommesso, venticinque anni fa, su quella trentenne un po’ disperata, accovacciata sul divano con gli occhi lucidi, un cuore in pena per amore e una scatola di kleenex a portata di naso? E invece, il personaggio Bridget è diventato un’icona proprio perché – da quel momento in poi – non ha mai tirato i remi in barca: con le sue fragilità, le sue insicurezze e le sue imperfezioni, rappresenta una donna esattamente “normale”. Non è la supereroina perfetta, ma una persona che cade, si rialza e continua a lottare per la sua felicità. Un aspetto che la rende molto vicina al pubblico di ogni generazione, perché anche il tema del passare degli anni – affrontato con realismo e sensibilità – mostra come e quanto la vita cambi continuamente mettendoci di fronte a nuove sfide e non saranno certo le rughe a fermare la forza di una donna. Il personaggio di Bridget Jones, pur essendo madre e avendo avuto relazioni importanti, inoltre, dimostra che la felicità di una donna non dipende solo dalla costruzione di una famiglia: lei è una donna indipendente, lavora, ha i suoi amici e cerca la realizzazione personale. La sua “normalità” è il suo super potere. Non è Wonder Woman, ma una donna che combatte le sue battaglie quotidiane con autoironia e un pizzico di follia. Non ha paura di mostrare le sue fragilità, le sue insicurezze, i suoi errori. E proprio in questo risiede la sua forza. Bridget ci insegna che non dobbiamo essere perfette per essere felici, che la vita è un caos meraviglioso e che l’importante è non arrendersi mai. Il successo di Bridget Jones è un fenomeno culturale che ha influenzato il modo in cui le donne vengono rappresentate nei media e nella società. Il personaggio cinematografico ha contribuito a cambiare la percezione della figura femminile, mostrando che le donne possono essere divertenti, intelligenti, indipendenti e “imperfette” allo stesso tempo. Grazie Bridget, per averci insegnato che si può essere femministe anche senza spille sulla felpa, ops, sulla giacca!
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