Dall’Africa all’Emilia-Romagna decine di migliaia di uccelli di questa specie aliena hanno trovato il loro habitat nei luoghi umidi del nord Italia. Ospiti sgraditi o un arricchimento per l’ecosistema naturale?
L’ibis sacro era venerato nell’Egitto dei Faraoni perché uccideva i serpenti e si credeva fosse in grado di riconoscere l’acqua infetta. È un uccello socievole, abituato a vivere in gruppo (fino a 2000 coppie per colonia), ed è caratterizzato dal becco nero ricurvo e dal piumaggio bianco. Ed è molto facile osservarlo nelle aree umide intorno Bologna, Modena e soprattutto Ferrara. Ma la sua presenza inizia ad allarmare gli ornitologi che temono per la fauna autoctona.
Una presenza ingombrante
L’habitat naturale di questa specie è da sempre l’Africa subsahariana e alcune zone del Medio Oriente. Ma da qualche tempo sembra aver trovato una nuova casa in alcune zone d’Europa e nel Nord Italia: le zone umide e fangose dell’Emilia-Romagna. Non si sa come l’ibis sacro vi sia giunto, forse è fuggito da qualche zoo privato, ma come già aveva denunciato Legambiente nel 2018 “è un ospite sgradito nel Delta del Po”.
L’Ibis sacro, un “rifugiato climatico” che mette a rischio la biodiversità
L’ibis sacro è onnivoro e prolifico e potrebbe danneggiare la fauna locale autoctona. Si nutre di anfibi e uova e pulcini di altre specie, in particolare sterne e aironi e rappresenta una minaccia per la biodiversità italiana. Gli studiosi pensano che all’origine di questo “trasferimento” ci sia il cambiamento climatico. La siccità nei luoghi d’origine e le recenti alluvioni al Nord lo hanno spinto a cercare nuovi habitat.
Come la nutria è nella black list delle specie invasive
Uno studio sulla rivista Nature Scientific Reports suggerisce che la specie ha iniziato a riprodursi da una singola coppia identificata nel nord-ovest nel 1989. Venti anni dopo se ne contavano più di 10mila. La presenza dell’ibis sacro non è solo un caso italiano. Colonie di questi uccelli si trovano anche in Spagna e Francia, dove sono in atto politiche di contenimento. La Commissione europea lo classifica tra le specie esotiche invasive con il nome di Threskiornis aethiopicus, come già era successo con la nutria. Che da roditore del Sud America vive ora in tutta Italia non avendo nemici naturali.
L'”invasione” silenziosa delle specie aliene
Da tempo i cambiamenti climatici e l’azione dell’uomo stanno sconvolgendo gli habitat naturali e l’ecosistema. Il regolamento dell’Ue sulla prevenzione, la gestione e la diffusione delle specie esotiche è chiaro ed afferma: “Le specie esotiche invasive rappresentano una delle principali minacce alla biodiversità e alla salvaguardia dell’ecosistema. I rischi che tali specie pongono possono peggiorare a causa dei trasporti, del turismo, dei cambiamenti climatici e dell’aumento del commercio globale”.
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