Il Rapporto Federfarma 2024 rivela l’evoluzione delle farmacie in Italia: più servizi, telemedicina e farmaci equivalenti. Focus sulle farmacie rurali e le opinioni dei cittadini
La farmacia dei servizi è come avere un supermercato della salute sotto casa: non solo medicinali, ma anche esami, controlli e consigli utili, per una sanità più vicina, affidabile e di fiducia. Sempre più farmacie italiane si rifanno a questo modello, come evidenzia il settimo Rapporto annuale sulla Farmacia di Federfarma e Cittadinanzattiva. L’indagine, condotta su un campione di 1.600 farmacie e 1.200 cittadini, evidenzia la loro evoluzione verso un modello di presidio sanitario multifunzionale. In grado di rispondere alle esigenze di salute della popolazione, in particolare nelle aree interne del Paese.Il rapporto evidenzia che il 73,8% delle farmacie partecipa attivamente alla sperimentazione della farmacia dei servizi, evolvendo da semplici dispensatrici di farmaci a erogatrici di servizi sanitari
Farmacie: da dispensario a centro servizi, ma l’aderenza terapeutica resta un punto debole
Dall’indagine emerge un crescente coinvolgimento delle farmacie nella farmacia dei servizi, con un aumento delle adesioni negli ultimi due anni. Si registra un significativo incremento delle farmacie che offrono screening per il tumore al colon-retto. dal 18% nel 2018 al 78,8% nel 2024. La telemedicina è l’area di maggior crescita: il telemonitoraggio della pressione arteriosa è passato dal 10% nel 2018 a oltre il 70% nel 2024, e la telecardiologia dal 28% al 76,5%. Anche il servizio Cup è in aumento, dal 63% al 79,1%. Tuttavia, l’impegno delle farmacie nell’aderenza alle terapie è però ancora limitato dalla burocrazia. Anche i servizi di supporto all’Assistenza domiciliare integrata necessitano di un maggiore rafforzamento.
Un baluardo per la salute dei cittadini: farmacie dei servizi nelle aree rurali
Più di un terzo delle farmacie intervistate si trova in zone rurali, e di queste, la maggior parte sono farmacie rurali sussidiate, situate in comuni con meno di 3.000 abitanti. Queste farmacie svolgono un ruolo cruciale nel contrastare la “desertificazione sanitaria”, ovvero la mancanza di professionisti sanitari nelle aree rurali. Le farmacie rurali sussidiate hanno meno probabilità di trovarsi vicino a strutture sanitarie pubbliche rispetto alle farmacie rurali generiche, il che sottolinea ulteriormente la loro importanza come presidi sanitari nelle aree a bassa densità di popolazione. Tuttavia, la maggior parte delle farmacie rurali, sia sussidiate che non, si trova entro 10 km da ambulatori di medici di medicina generale, poliambulatori/ospedali e ambulatori pediatrici.
Farmaci equivalenti: boom tra i giovani, flop tra gli anziani
L’indagine ha anche rilevato che quasi la metà (48,7%) degli intervistati utilizza abitualmente farmaci equivalenti, mentre il 44,6% li assume saltuariamente. Solo il 6,7% non li utilizza mai. Tuttavia, si osservano differenze regionali significative. Abruzzo (17,6%), Lazio (14,7%), Molise (12,5%), Umbria (12%) e Sardegna (10%) registrano le percentuali più alte di persone che non utilizzano mai farmaci equivalenti. In generale, il Sud Italia mostra una maggiore resistenza all’uso di questi farmaci, mentre il Nord registra un consumo abituale più diffuso. Interessante notare che i giovani (18-30 anni) e gli anziani (75-84 anni) sono i maggiori utilizzatori abituali di farmaci equivalenti. Gli over 85 anni, invece, sono quelli che meno li utilizzano. La fascia d’età 64-74 anni presenta la maggiore incertezza sulla differenza tra principio attivo e nome commerciale del farmaco, mentre i giovani (18-30 anni) non mostrano alcuna incertezza.
Gli anziani si fidano del farmacista, non del risparmio
I farmacisti riscontrano che la principale ragione del rifiuto dei farmaci equivalenti è la preoccupazione dei cittadini (93,5%) sulla loro efficacia, qualità e sicurezza. Altre motivazioni includono difficoltà nell’identificare la confezione (62,6%) e la resistenza a cambiare abitudini (62,1%). Tra i pazienti che rifiutano i farmaci equivalenti, la preoccupazione principale è che non siano “equivalenti” (57,9%). Altri motivi sono la riluttanza ad assumersi responsabilità (18,4%) e la diversa composizione degli eccipienti (15,8%). Per chi, invece, sceglie di usare gli equivalenti, influisce molto la fiducia riposta nel farmacista (48,8%), il risparmio (39,7%), il fatto che a prescriverlo sia stato il medico (19,7%) o la fiducia riposta nel produttore (8,7%). La motivazione del risparmio primeggia unicamente tra i giovani 18/30 anni, mentre in tutte le altre fasce d’età prevale la fiducia nella proposta fatta dal farmacista.
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