Dal suo inizio, il 24 febbraio 2022, l’invasione russa in Ucraina ha prodotto quasi 230 milioni di tonnellate di CO2. L’equivalente delle emissioni annuali di Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia messe insieme
Tre anni di guerra in Ucraina hanno causato ingenti perdite umane ma hanno anche aumentato il livello di inquinamento nel paese e nelle aree limitrofe. L’uso massivo delle armi, gli incendi, i danni alle infrastrutture energetiche, gli spostamenti dei rifugiati con i ponti aerei e le ricostruzioni hanno aumentato i gas dannosi nell’atmosfera. Per una quantità pari all’ammontare del gas di scarico di 120 milioni di automobili alimentate a combustibili fossili. Questi i risultati elaborati dal Gruppi intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) e resi noti lo scorso 24 febbraio nel corso della 62° sessione del IPCC a Hangzhou, in Cina.
Guerra e incendi: l’Ucraina brucia
Lo studio riporta che l’Ucraina, che solitamente registra un’attività di incendi moderata, è stata colpita da incendi nel 2024 più del resto d’Europa. Questi incendi si sono rivelati il terzo maggiore contributore alle emissioni totali dell’Ucraina per l’anno. Gli incendi boschivi in Ucraina causati dalla guerra sono aumentati drasticamente nel 2024, e l’area bruciata è più raddoppiata, passando da una media annuale di 38,3 mila ettari nei due anni precedenti a 92,1 mila ettari nel 2024. Anche le emissioni derivanti sono cresciute del 113% rispetto al 2022 e al 2023 messi insieme. La prova che siano collegati al conflitto è che la maggior parte si è verificata in prima linea o nelle zone di confine, dove per i vigili del fuoco è pericoloso intervenire. L’estate caldissima del 2024 ha poi fatto il resto.
Le emissioni di guerra superano la ricostruzione
Le emissioni belliche in Ucraina (ad esempio i carri armati che utilizzano carburante, la costruzione di fortificazioni, l’impego massiccio di munizioni) sono cresciute costantemente durante il terzo anno di guerra, diventando la categoria di emissioni più grande. Soprattutto a causa del continuo utilizzo di grandi quantità di combustibili fossili e munizioni. L’uso di droni è diventato più importante nei terzi 12 mesi, ma non ha sostituito l’uso di proiettili di artiglieria ad alta intensità di carbonio. L’altra categoria principale, le emissioni derivanti dalla ricostruzione di edifici e infrastrutture danneggiati, è cresciuta a un ritmo più lento. La maggior parte dei danni si è infatti verificata durante le prime settimane e nei mesi successivi all’invasione su vasta scala.
Il fronte della guerra energetica in Ucraina
La distruzione delle infrastrutture energetiche ha creato altri 2,8 milioni di tonnellate di CO2e (+16%) negli ultimi 12 mesi. Gli attacchi intensificati ai depositi di petrolio e alle raffinerie di petrolio hanno causato un’impennata delle emissioni negli ultimi 12 mesi (2,1 milioni di tCO2e) rispetto ai primi due anni (1,1 milioni di tCO2e). La Russia ha continuato ad attaccare le centrali e la rete elettrica per privare la popolazione ucraina di elettricità, in particolare durante i mesi invernali. Questi continui attacchi non solo hanno causato il rilascio di CO2, ma anche del gas serra estremamente potente SF6, che è 24.000 volte più potente (e dannoso) del CO2.
L’Ucraina paga un prezzo altissimo, 42 miliardi di danni
A un costo sociale di 185 dollari per tonnellata di CO2, gli scienziati autori del report stimano la responsabilità della Russia dopo tre anni di guerra in oltre 42 miliardi di dollari. L’Ucraina è ormai entrata nel quarto anno di guerra. La ministra ucraina per la protezione ambientale e le risorse naturali, Svitlana Grynchuk, coautrice dello studio, ha commentato il report. “L’analisi, ha affermato, dimostra che il danno ambientale non conosce confini e che la guerra sta aggravando la crisi climatica che il mondo intero sta affrontando oggi”. C’è da sperare che se ne tenga conto ora che la pace sembrerebbe avere qualche chance.
TUTTE LE ULTIME NOTIZIE SU SPAZIO50.IT
© Riproduzione riservata