Una nuova ricerca suggerisce un legame cruciale tra il vaccino contro l’herpes zoster e la riduzione del rischio di demenza
Il vaccino contro l’herpes zoster, raccomandato in Italia dopo i 65 anni di età, sembra avere effetti inaspettati. Un recente studio condotto dai ricercatori di Stanford Medicine, basato sull’analisi delle cartelle cliniche di anziani gallesi, ha infatti evidenziato che chi si era vaccinato presentava una probabilità inferiore del 20% di sviluppare demenza nei sette anni successivi rispetto a chi non era stato vaccinato. Questo risultato apre nuove prospettive sulla potenziale correlazione tra vaccinazione e protezione dalla demenza. La ricerca suggerisce che il vaccino contro l’herpes zoster potrebbe avere un impatto significativo sulla salute cognitiva degli anziani.
Un esperimento naturale
L’implementazione di un programma vaccinale in Galles, che nel 2013 offriva la vaccinazione contro l’herpes zoster solo a chi compiva 79 anni, ha creato una divisione naturale tra gruppi di età. Ha così permesso di confrontare l’incidenza della demenza tra chi aveva ricevuto il vaccino e chi no. Questo “esperimento naturale” ha rivelato che i vaccinati avevano un rischio inferiore del 20% di sviluppare demenza nei successivi sette anni, isolando così l’effetto dell’idoneità al vaccino grazie alla netta distinzione di età. Questa circostanza ha creato un “esperimento naturale” prezioso per i ricercatori. Un team di scienziati provenienti da Stati Uniti, Germania e Austria ha analizzato i dati di circa 283.000 anziani, confrontando coloro che avevano compiuto 80 anni la settimana prima del limite di età per l’eleggibilità con coloro che lo avevano compiuto la settimana successiva.
Risultati sorprendenti: meno demenza con il vaccino contro l’herpes zoster
Dopo sette anni di monitoraggio, circa un ottavo delle persone non vaccinate ha sviluppato demenza. Tuttavia, coloro che avevano ricevuto il vaccino avevano un rischio inferiore del 20% di ricevere una diagnosi di demenza. Questo dato, di per sé significativo, si è rivelato ancora più marcato nelle donne, un aspetto che ha suscitato particolare interesse tra i ricercatori. “È stato un risultato davvero sorprendente”, ha dichiarato il Dr. Pascal Geldsetzer, autore principale dello studio e professore di medicina alla Stanford University. “Questo enorme segnale protettivo era presente, qualunque fosse il modo in cui si guardavano i dati”.
La conferma da altre ricerche
Questo studio non è un caso isolato. Un’analisi pubblicata su Nature Medicine l’anno precedente ha mostrato che le persone vaccinate con una versione più recente del vaccino contro l’herpes zoster avevano un rischio significativamente inferiore di sviluppare demenza nei sei anni successivi alla vaccinazione. Le due tipologie di vaccino differiscono nella loro composizione. Il vaccino più recente e comune contiene una proteina del virus varicella zoster, responsabile sia della varicella che dell’herpes zoster. Il vaccino utilizzato nello studio gallese, invece, impiega una versione attenuata del virus vivo.
Il ruolo del virus varicella zoster e le differenze di genere
L’herpes zoster si manifesta come un’eruzione cutanea dolorosa, con vesciche piene di liquido, che può richiedere settimane per guarire. Il virus responsabile, la varicella zoster, può rimanere dormiente nel corpo per anni dopo un’infezione di varicella, per poi riattivarsi, soprattutto in persone anziane o con un sistema immunitario indebolito. La ricerca suggerisce che i virus che colpiscono il sistema nervoso potrebbero aumentare il rischio di demenza. Tuttavia, questa teoria necessita di ulteriori verifiche. La differenza osservata tra uomini e donne potrebbe essere dovuta alle diverse risposte immunitarie ai vaccini e alle infezioni. “Anche se questa rimane un’ipotesi, pensiamo che stia giocando un ruolo nel motivo per cui vediamo una differenza tra uomini e donne”, ha spiegato il Dr. Maxime Taquet, docente clinico all’Università di Oxford.
Un approccio metodologico rigoroso
Entrambi gli studi recenti sono stati condotti utilizzando “esperimenti naturali”, un approccio che si avvicina ai trial randomizzati, considerati il gold standard nella ricerca medica. Grazie ai criteri di eleggibilità per il vaccino contro l’herpes zoster, i ricercatori hanno potuto confrontare due gruppi di persone altrimenti simili, isolando l’impatto della vaccinazione. “Ciò che rende lo studio così potente è che è essenzialmente come un trial randomizzato con un gruppo di controllo – quelli un po’ troppo vecchi per essere eleggibili per il vaccino – e un gruppo di intervento – quelli appena abbastanza giovani per essere eleggibili”, ha affermato Geldsetzer.
I prossimi passi
Nonostante i risultati promettenti, rimangono ancora molte domande senza risposta. La relazione causale tra il vaccino e la riduzione del rischio di demenza è ancora da dimostrare del tutto. Per questo, la casa farmaceutica GSK sta conducendo uno studio su circa 1,4 milioni di anziani nel Regno Unito, alcuni dei quali hanno ricevuto il suo vaccino e altri no. Similmente al Galles nel 2023 il Regno Unito ha esteso il suo programma di vaccinazione contro l’herpes zoster dagli adulti di 70 anni e oltre agli over 65. Tuttavia, coloro che avevano tra i 66 e i 69 anni al momento dell’espansione sono stati informati che avrebbero dovuto attendere fino al compimento dei 70 anni per ricevere il vaccino. Questo ha creato un altro “esperimento naturale” che i ricercatori utilizzeranno per monitorare lo sviluppo di sintomi di demenza.
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