Roberta Balestra, presidente FeDerSerd, accende un faro sulle assuefazioni tipiche dell’adolescenza tra alcol e nuove droghe. «Dobbiamo facilitare le loro richieste di aiuto»
Meno operatori, più assistiti. I Servizi pubblici per le Dipendenze (Ser.D) reggono, ma con sempre meno risorse umane a fronte di una domanda in crescita. Negli ultimi cinque anni, secondo il Rapporto Tossicodipendenze del Ministero della Salute, le strutture sono rimaste quasi invariate (da 561 a 570), ma il personale è calato del 6%, passando da 6.223 a 5.843 operatori. Nello stesso periodo, gli utenti sono aumentati del 3%, da 127.977 a 132.195. E la situazione è in evoluzione. Dal Rapporto Espad 2023 dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, che analizza gli stili di vita e i comportamenti a rischio degli studenti tra i 15 e i 19 anni, risulta che l’abuso di alcol e sostanze tra gli adolescenti italiani continua a destare preoccupazione. Secondo il Report, circa 780.000 giovani, nel 2023, hanno abusato di alcol, con un dato allarmante: il 6,1% consuma alcol almeno 20 volte al mese, la percentuale più alta mai registrata in Italia. Preoccupa anche l’uso di cannabis, che tra gli adolescenti italiani supera la media europea. In aumento anche l’utilizzo di sostanze psicoattive.
Roberta Balestra, psichiatra, figura di rilievo nel panorama italiano della cura delle dipendenze, è la nuova presidente di FeDerSerD, la Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze, una società scientifica che riunisce professionisti e operatori sanitari attivi nei Servizi pubblici per le Dipendenze (Ser.D).
Presidente, c’è preoccupazione per l’aumento delle dipendenze?
Sì, siamo preoccupati perché stiamo assistendo a una ‘precocizzazione’ del consumo e a un aggravarsi del malessere psichico che poi purtroppo innesca il consumo problematico e la dipendenza. Questi sono fattori di rischio importanti, non si tratta della sperimentazione dell’adolescente che c’è sempre stata. Qui siamo di fronte a ragazzi che stanno male e questo disagio può diventare un vero e proprio disturbo e un problema di dipendenza.
Negli ultimi anni si è assistito alla diffusione di nuove sostanze psicoattive (NPS). Quali sono le più pericolose e perché stanno prendendo piede nel mercato delle droghe?
Le nuove droghe sono le sostanze psicoattive (NPS). All’interno di questo scenario rientrano diverse famiglie di sostanze, tra cui cannabinoidi, oppioidi e anfetaminici, nei cui composti vengono costantemente introdotte nuove molecole sintetizzate per aumentarne l’efficacia. Si tratta di un mercato emergente di droghe sintetiche, prodotte con relativa facilità. Tra queste, un’attenzione particolare va al Fentanil e ad altri antidolorifici oppiacei, come l’ossicodone, farmaci essenziali per il trattamento del dolore grave, ma che possono diventare estremamente pericolosi se prendono una strada diversa. Negli Stati Uniti, dove manca una rete di servizi sanitari pubblici come quella italiana, il fenomeno ha assunto dimensioni allarmanti. Accanto alle nuove sostanze, continuano a essere diffuse anche cocaina, eroina e crack, con modalità di assunzione che cambiano nel tempo, ma che mantengono vivo il problema delle droghe tradizionali.
Sempre più giovani usano sostanze non per lo ‘sballo’, ma come una forma di autoterapia. Cosa significa questo e quali sono i rischi di questa tendenza?
Nei giovani che curiamo nei Ser.D non si trova più la dipendenza dalla singola sostanza perché le sostanze vengono spesso mescolate (si parla di policonsumo) e usate per ricercare un effetto specifico, anche come sollievo. Ho bisogno di non sentire il dolore, la depressione, ecco che uso una sostanza che annulla questo stato d’animo spiacevole. Devo affrontare un particolare evento stressante, assumo un altro tipo di prodotto chimico per sentirmi più a mio agio. Quando si parla con questi ragazzi, le storie che emergono sono di un consumo che è diventato una forma di autocura, una modalità per superare momenti di difficoltà. In questi giovani non c’è svago o divertimento, ma c’è un tale malessere e un dolore psichico che viene affrontato con comportamenti autolesivi o appunto con sostanze. Nei casi dei ragazzi che si tagliano il meccanismo è lo stesso: la sofferenza che sopporti è talmente angosciante che il dolore che ti procuri tagliandoti e facendoti del male fisicamente ti distrae, ti ‘rilassa’ dal dolore che hai dentro.
Come valuta l’attuale approccio alle dipendenze in Italia, soprattutto per quanto riguarda i giovani e le risorse messe a disposizione dai Ser.D?
Dobbiamo puntare a facilitare la richiesta di aiuto dei ragazzi e dei familiari, offrendo servizi specialistici dedicati e con competenze interdisciplinari. Oggi il consumo problematico di sostanze psicoattive e le varie forme di dipendenza in età evolutiva richiedono anche ai Ser.D la rimodulazione della propria offerta di prevenzione e di trattamento; tale revisione si sta progressivamente sviluppando nei servizi, seppure con disomogeneità territoriali, viste le insufficienti risorse investite in questo settore. L’adolescente richiede specifici approcci diagnostici e terapeutici; la compresenza di tematiche relative all’adolescenza richiede la collaborazione interdisciplinare con altri specialisti dell’età evolutiva. Come FeDerSerD siamo molto impegnati nella formazione dei professionisti, nella sensibilizzazione delle istituzioni, nelle attività di proposta ai massimi livelli gestionali e politici. Col Dipartimento nazionale per le politiche antidroga stiamo collaborando per portare alla Conferenza Nazionale per le Dipendenze del prossimo novembre questi temi fondamentali. I Ser.D sono l’asse portante del sistema di prevenzione e cura delle dipendenze, che vede un altro soggetto fondamentale nel terzo settore.
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