In 26 anni di pontificato Giovanni Paolo II ha cambiato il mondo. Con le sue prime parole: “Se mi sbaglio mi corrigerete” entrò da subito nel cuore della gente
Vent’anni fa, il 2 aprile 2005, il mondo perdeva a 84 anni Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyła una figura che ha segnato la storia del XX secolo. Il suo motto, “Totus Tuus”, rifletteva la profonda devozione alla Madonna, espressa fin dalle prime parole dopo l’elezione. Alla Madonna di Fatima donò il proiettile che lo ferì il 13 maggio 1981, in occasione del clamoroso attentato di Alì Ağca in piazza San Pietro e che è ancora incastonato nella corona della Vergine portoghese. Come lui stesso disse presentandosi al balcone di San Pietro: “chiamato da un paese lontano”. Le prime parole da Papa: “Se mi sbaglio mi corrigerete”, appartengono ormai alla memoria collettiva.
La “nuova grotta di Betlemme”: la prima sfida al regime
Eletto il 16 ottobre 1978, Wojtyła fu il primo Papa non italiano dopo 455 anni, proveniente dalla Polonia, un paese allora sotto il regime comunista. La sua elezione segnò una svolta storica, un messaggio di speranza per milioni di persone che vivevano dietro la Cortina di Ferro. Un episodio rivelatore del potenziale dirompente della sua figura per il Cremlino fu la tenace battaglia che Wojtyła condusse per la costruzione della chiesa di Nowa Huta, nel cuore dell’industria siderurgica polacca. Il regime, con ostinazione, aveva negato il permesso di edificazione. Nella notte di Natale del 1963, Wojtyła celebrò la messa all’aperto, sotto una pioggia incessante, in quel luogo da lui definito “la nuova grotta di Betlemme”. La sua sfida alle autorità comuniste proseguì fino al 1969, quando queste cedettero. La chiesa fu infine inaugurata nel 1977.
Un pontificato di svolta
Il pontificato di Giovanni Paolo II, durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni, il terzo più lungo della storia, ha lasciato un’impronta indelebile. Durante questo periodo, il Papa polacco ha aperto la Chiesa cattolica al dialogo interreligioso, incontrando leader ebrei, musulmani e cristiani di altre confessioni. Si è battuto per la pace nel mondo, denunciando le ingiustizie e le guerre. È stato uno strenuo difensore dei diritti umani, in particolare dei diritti dei lavoratori e dei più deboli. Con le Giornate Mondiali della Gioventù, ha saputo parlare al cuore dei giovani, coinvolgendoli attivamente nella vita della Chiesa. E gli analisti sono concordi nel riconoscere il suo ruolo nello scardinamento del comunismo in Europa, a partire dagli scioperi dei cantieri navali di Danzica e dalla nascita di Solidarnosc nella sua Polonia.
Giovanni Paolo II: il papa della gente
Proclamato santo il 27 aprile 2014 da Papa Francesco, Giovanni Paolo II era un papa che amava stare in mezzo alla gente. Ha viaggiato in tutto il mondo, (ben 129 Stati per 170 visite) incontrando milioni di fedeli. Ha confessato pubblicamente, ha chiesto perdono per gli errori del passato e ha saputo trasmettere un messaggio di speranza e di amore. Il giornalista ed ex parlamentare Jas Gawronski di Papa Wojtyła ha un ricordo netto: “Frequentandolo si capiva che era un Santo”. Nel 1993, il Papa polacco gli rilasciò un’intervista entrata nella storia. In un dialogo aperto e senza filtri, il Pontefice affrontò una vasta gamma di argomenti cruciali: dalle tensioni nei Balcani al conflitto del Golfo, dalle criticità del comunismo e del capitalismo ai loro aspetti positivi, dalle dinamiche tra Est e Ovest all’identità europea, dal dialogo tra le religioni al ruolo del cristianesimo nel mondo contemporaneo.
L’invettiva contro i mafiosi
Tra i numerosi aspetti che hanno segnato la sua missione anche civile, uno dei momenti più emblematici del lungo pontificato di Giovanni Paolo II fu la sua vigorosa condanna della mafia. Un appello accorato al perdono e al rifiuto della cultura della violenza. Durante la sua visita in Sicilia nel 1991, nella suggestiva cornice della Valle dei Templi ad Agrigento, il Pontefice lanciò un monito ai membri della criminalità organizzata. Li esortò con vigore a cambiare vita e ricordando loro che un giorno avrebbero dovuto rendere conto delle loro azioni davanti a Dio. “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”, le parole all’inizio del suo pontificato, risuonano ancora oggi come un invito alla speranza e alla fede.
(foto in apertura: papa Wojtyla in piazza San Pietro l’anno precedente la sua scomparsa)
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