Un viaggio da nord a sud per raccontare le opere di Caravaggio e il contesto in cui sono state realizzate
Un viaggio ideale da nord a sud dell’Italia, seguendo le tracce di Caravaggio, tra i luoghi dove sono nati i suoi capolavori, alcuni ancora nella loro collocazione originaria. I primi passi di questo cammino si muovono lungo le vie di Milano: in pieno centro, nella parrocchia di Santo Stefano, Michelangelo Merisi viene battezzato il 30 settembre 1571. Giovanissimo, è messo a bottega da Simone Peterzano. Non conosciamo opere eseguite a Milano, ma in città si conservano due lavori importanti. La famosa Canestra della Pinacoteca Ambrosiana, considerata una delle prime nature morte a noi note, già nel 1607 a Milano nella collezione di Federico Borromeo; e la Cena in Emmaus, conservata alla Pinacoteca di Brera dal 1939: è eseguita da Caravaggio verosimilmente durante la sua permanenza nei feudi laziali dei Colonna. Una versione dipinta qualche anno prima si trova alla National Gallery di Londra.
Poco più che ventenne, Caravaggio si mette in viaggio verso Roma. Si potrebbe ipotizzare (ma non è documentata) una sosta a Parma, per ammirare la cupola di Correggio, e a Firenze, per studiare i classici del Rinascimento. Non conosciamo opere realizzate in questa città che ospita tuttavia numerosi lavori del Merisi, dal magnifico scudo da parata con la testa spiccata di Medusa con i capelli trasformati in serpenti (Uffizi), al Bacco, che fa parte di un gruppo di opere con soggetti analoghi, tra cui il Fanciullo morso dal ramarro della Fondazione Longhi. Sempre agli Uffizi è custodito il Sacrificio di Isacco, realizzato su commissione di Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII.
A Roma Michelangelo lavora in diverse botteghe contemporaneamente, con il desiderio febbrile di imparare, realizzando teste di santi, imperatori, sovrani, vendute a poco prezzo sul mercato romano.
L’Urbe è in assoluto la città che conserva il maggior numero di opere di Caravaggio, alcune ancora nella collocazione originaria: le due tele con la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo (la prima versione, custodita nella collezione Odescalchi nell’omonimo palazzo, è esposta in mostra) nella cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, e le Storie di San Matteo in San Luigi dei Francesi per i Contarelli. Caravaggio, in questo momento, è uno dei pittori più originali e richiesti del panorama artistico romano. Per il cardinale del Monte realizza Giove, Nettuno e Plutone, “coloriti a olio nella volta, non avendo Michele mai pennello a fresco” (come scrive Giovan Pietro Bellori): si tratta del soffitto del camerino in cui Del Monte si dilettava di alchimia, all’interno del Casino dell’Aurora, a Villa Ludovisi sul Pincio. In occasione della mostra quest’opera, unico dipinto murale noto di Caravaggio, è eccezionalmente visitabile. Come pure si può ammirare, nella chiesa di Sant’Agostino, la Madonna dei Pellegrini, con i famosi piedi sporchi che poggiano sopra la mensa dell’altare. Lo stipite della casa di Maria sembra essere ripreso dal portale in marmo dello scuro ingresso al civico 22 di vicolo del Divino Amore (all’epoca vicolo san Biagio), nella casa abitata da Caravaggio.
La Galleria Borghese ospita la collezione del cardinale Scipione Borghese, grande estimatore del Merisi (che acquistò anche La Madonna della serpe, oggi al Louvre, dipinta per un altare di San Pietro ma subito fatta sparire per i toni troppo popolareschi della procace giovane madre di Gesù). Qui, si ammirano il Bacchino malato, il Fanciullo con canestro di frutta e San Girolamo scrivente.
La Pinacoteca Capitolina, invece, custodisce la Buona ventura – un’altra versione è al Louvre – e il San Giovanni Battista, la cui seconda versione si trova alla Galleria Doria Pamphilj insieme alla Maddalena penitente e al Riposo durante la fuga in Egitto.
Nel 1606 Caravaggio lascia Roma per Napoli, città che, all’epoca, era una tra le più popolose d’Europa. Ha una condanna alla pena capitale a causa dell’omicidio di Ranuccio Tomassoni durante una partita di pallacorda. Per la chiesa del Pio Monte della Misericordia dipinge Le sette opere di Misericordia, ambientata tra la locanda del Cerriglio, situata tra la piazzetta di porto e il vicolo di Santa Maria la Nova, e altri vicoli partenopei, di cui Caravaggio coglie e trasmette rumori, umori, l’agitazione teatrale della folla. Sempre a Napoli realizza La Madonna del rosario, oggi a Vienna, e la Flagellazione di Cristo per san Domenico Maggiore (in deposito a Capodimonte, fu uno dei dipinti che decretò il successo del pittore nella città partenopea). A Napoli si pensa abbia dipinto anche la tela con l’Ecce Homo di recente attribuitagli, di proprietà del viceré García Avellaneda y Haro conte di Castrillo.
Nel 1607 Michelangelo salpa dal porto di Napoli diretto a Malta, dove realizza la Decollazione di San Giovanni Battista per l’Oratorio di San Giovanni Battista dei Cavalieri nella Concattedrale di San Giovanni a La Valletta.
Purtroppo, anche questo soggiorno finisce presto a causa di una rissa. Incarcerato, con una fuga rocambolesca si dirige in Sicilia. A Siracusa rimane, sull’altare del Santuario di Santa Lucia al Sepolcro, una grande tela con Il seppellimento di Santa Lucia. A Messina realizza l’Adorazione dei pastori e la Resurrezione di Lazzaro (entrambi al Museo Regionale), mentre a Palermo, per l’Oratorio di San Lorenzo, esegue la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, trafugata – pare su commissione mafiosa – in una piovosa notte di ottobre del 1969 e mai ritrovata (l’Fbi l’ha inserita nella lista mondiale dei dieci capolavori rubati più importanti, con un valore stimato di oltre 20 milioni di dollari). Scompare la Natività e scompare Caravaggio dall’isola, diretto nuovamente a Napoli, ospite di Costanza Colonna. Ma il desiderio è di rivedere Roma. Il Martirio di sant’Orsola, dipinta per il genovese Marcantonio Doria, è probabilmente l’ultimo quadro di Caravaggio. Lo si può ammirare in mostra, ma normalmente è custodito a Napoli, alle Gallerie d’Italia. Il San Giovanni Battista, una delle tele che portò con sé sulla feluca diretta a Roma, ha raggiunto il Davide con la testa di Golia alla Galleria Borghese. Un’opera nata come supplica al pontefice per ottenere il perdono, che ottenne nel 1610 come testimonia un avviso del 31 luglio conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana: “È morto Michel Angelo da Caravaggio pittore cellebre a Port’Hercole mentre da Napoli veniva a Roma per la gratia da Sua Santità fattali dal bando capitale che haveva”.
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