Dopo il Festival di Sanremo, la cantante romana celebra il trentennale di Come saprei con tre concerti evento e lavora al prossimo album con una nuova squadra
Ha 53 anni Giorgia, «e sono portati benissimo», chiosa. Come darle torto? Bella, sinuosa, elegante nel tipico outfit nero e, soprattutto, con il suo sorriso spontaneo che scintilla come un diamante su una pezza di velluto blu. È reduce da un Sanremo, che l’ha vista tra i protagonisti con una canzone «da lucciconi agli occhi», molto apprezzata da pubblico e critica, La cura per me.
«Ho vissuto il festival con una bella sensazione positiva e con la solita ansia, che ho curato con diversi tranquillanti. L’ho gustato di più perché l’avevo vissuto anche in maniera negativa. E poi la canzone di Blanco e Michelangelo, che possiedono una classicità che non ti aspetti da loro così giovani, unisce una strofa contemporanea, un inciso più lightness e un testo di particolare sensibilità. Si può sparare la voce, c’è un bel lavoro sulla melodia e una scrittura moderna con tante parole strette. Mette insieme il mio passato con la contemporaneità e questo mi piace molto. Penso diventerà una canzone di quelle che non puoi lasciare fuori dalla scaletta dei concerti».
A proposito di concerti, ne ha in programma tre che saranno degli autentici eventi.
Sì, li faccio per festeggiare i trent’anni proprio di una di quelle canzoni senza tempo, Come saprei. Si svolgeranno in luoghi carismatici come le Terme di Caracalla a Roma (13 giugno), il Teatro Greco di Siracusa (25 luglio) e la Reggia di Caserta (16 settembre).
Si presenterà con il quindicesimo album?
Se fosse per me non farei mai un nuovo disco, dato che non sono mai soddisfatta. Però, da alcuni mesi mi sono impegnata con un team nuovo, quello di Slait (ovvero Ignazio Pisano, produttore che lavora con Lazza e Salmo, ndr), facendomi guidare come non ho mai fatto, perché ho sempre voluto il controllo totale. È una nuova prospettiva artistica, con qualcuno che mi guarda con un occhio diverso da quello cui ero abituata. Stiamo provando delle canzoni per il prossimo cd, che dovrebbe uscire prima della tournée invernale che farò nei palasport. Mi piace confrontarmi con la musica che cambia. È un’ispirazione. Ho sempre cercato di non ripetermi, la ricerca è linfa, benzina, vita. Trovo nella musica nuova cose che mi appartengono, perché sono vicine a quello che ascoltavo da ragazzina e sono nelle mie radici.
Dopo un 2024 super impegnato, anche quest’anno si prospetta pieno di attività.
Dopo tutti questi anni so che non bisogna dare nulla per scontato. Le opportunità vanno colte quando si presentano, anche se non ero abituata a questo tourbillon. Come per il Festival, che non era previsto nei miei programmi, la mia gara è riuscire a fare quello che decido di fare e farlo bene. Questa è la mia vittoria, sempre. Sia nel ruolo nuovo di conduttrice, sia in quello di doppiatrice dell’enigmatica Matangi, il personaggio del film Disney Oceania 2, sia nella musica. E poi alla mia età la gratitudine diventa qualcosa di necessario, verso Amadeus che mi ha voluta come co-conduttrice al Sanremo dello scorso anno, sia verso il mio ultimo team, che mi supporta come non ho mai visto. Il bello dell’età è vivere le cose in un altro verso. Ad esempio, condurre X Factor mi ha dato un po’ di logorrea e soprattutto più serenità nel mostrarmi per quello che sono, con meno paura di non piacere, più aperta, autentica.
Cos’altro le hanno donato di positivo i suoi 53 anni?
Direi il godere la realtà in un altro verso. Sto mettendo in dubbio quello che credevo fosse giusto per me e non lo era, cose che non puoi dare per scontate. È un lungo percorso, pieno di esperienze. Ci sono cose che alla mia età devo ancora imparare, mi rendo conto che sono stata a lungo immatura nei sentimenti. Ho capito che la cura che, nella nostra società occidentale, cerchiamo all’esterno, in realtà va cercata dentro di noi, altrimenti troveremo sempre qualcosa di insufficiente. Per questo adesso mi fanno stare bene le cose piccoline, come un’ora da passare sul divano con i gatti addosso o stare con mio figlio, che mi obbliga a fare i compiti con lui.
Si è impegnata anche per cause sociali e i diritti delle donne.
Ho vissuto momenti di impegno sociale in cui credevo che l’essere umano sarebbe migliorato, invece lo vedo sempre commettere gli stessi errori. Non so se abbiamo ancora risorse per superare questo stallo continuo, ma sono sicura che bisogna sempre combattere per andare oltre, per progredire. E bisogna lavorare sul ruolo della donna per tentare di equipararne i diritti a quelli degli uomini. Le nuove generazioni saranno di aiuto in questo e vanno chiamati alle loro responsabilità anche il papà, il compagno. L’eguaglianza è fondamentale e vanno cancellate le pratiche e le idee patriarcali. Non è un togliere a qualcuno, solo l’ottenere quello che spetta alle donne in quanto esseri umani.
In questo senso qual è la situazione nel mondo della canzone?
Ovviamente è molto migliorata rispetto a quando ho iniziato, quando i tecnici e i produttori mi dicevano “mettiti lì e canta questo”. Ci sono state molte artiste, da Mina a Patty Pravo, da Loredana Bertè a Elisa, che hanno portato avanti la loro carriera senza paura, guadagnandosi la giusta credibilità. Oggi bisogna fare tesoro del passato, non ripetere gli errori, informarsi, educare tutti alla conoscenza. E combattere contro la mistificazione del corpo femminile. L’immagine, che per la donna è spesso frutto di un momento di vita, di riscoperta della propria femminilità, del mettersi in gioco, porta non di rado ad attacchi sui social e a critiche feroci. A un uomo, invece, non viene mai contestato nulla. Non può continuare così.
dal numero della rivista 50&Più Marzo
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