In Italia solo parte degli anziani non autosufficienti trova posto nelle RSA o ha un’assistenza domiciliare adeguata. Più di un milione di badanti nel 2023
Gli anziani non autosufficienti in Italia sono oltre 4 milioni, ma come vengono assistiti? A questa domanda risponde il settimo Rapporto di Cergas Sda Bocconi ed Essity, un’analisi dello stato dell’assistenza agli over 65 non autosufficienti nel paese. Che però non offre un quadro rassicurante. L’Italia che invecchia a ritmi sempre più sostenuti si trova, infatti, di fronte a una sfida sociale ed economica significativa: l’assistenza alla popolazione anziana non autosufficiente. Ma mentre le culle restano vuote e la speranza di vita si allunga, il welfare fatica a tenere il passo. Lasciando scoperti i bisogni di una fascia sempre più ampia di cittadini fragili.
RSA e domicilio: una copertura insufficiente
I numeri del rapporto delineano una situazione critica. Le residenze sanitarie assistenziali (RSA), spesso considerate il fulcro dell’assistenza a lungo termine, riescono a soddisfare appena il 7,6% del fabbisogno reale. Anche l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), la modalità di cura più diffusa sul territorio nazionale, non offre una risposta esaustiva. Solo il 30,6% degli anziani non autosufficienti riceve, infatti, questo tipo di supporto. I centri diurni, dal canto loro, raggiungendo appena lo 0,6% del bisogno stimato. Di fronte a queste lacune, un ruolo sempre più cruciale viene assunto dalle badanti. Nel 2023, sono state in 1.034.243 a farsi carico dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. Colmando, di fatto, i vuoti lasciati dal sistema pubblico.
Il settore LTC per gli anziani non autosufficienti
Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana ha un impatto diretto e significativo sul settore del Long Term Care (LTC). Nel corso del 2023, gli anziani non più in grado di provvedere autonomamente alle proprie necessità hanno superato i 4 milioni (+,7% rispetto al 202). Questa crescita costante della popolazione anziana fragile comporta un aumento esponenziale della domanda di servizi assistenziali. Per gli esperti questa si deve basare su una maggiore integrazione tra le diverse componenti del sistema di welfare: le RSA, i servizi sanitari ospedalieri e territoriali.
Gli anziani non autosufficienti nelle Rsa
I dati raccolti attraverso un’ampia indagine condotta su 106 residenze per anziani mostrano un quadro caratterizzato da diverse criticità che minano il complesso del sistema. Si legge nel rapporto, si registra “una performance dei servizi carente e inadeguata rispetto alla richiesta degli anziani e delle famiglie”. A partire dal processo di valutazione del bisogno dell’anziano, troppo parcellizzato tra i diversi attori pubblici (medici, asl, operatori). C’è poi il discorso che riguarda la gestione dei servizi all’interno delle RSA. In una percentuale significativa di casi (38%), infatti, queste sono lasciate autonome nel definire il dettaglio operativo dei servizi forniti. Che, come sottolinea il rapporto, “crea inefficienze e spesso duplicazione dei servizi”.
Troppa burocrazia pesa sui servizi
Il terzo punto critico emerso dall’indagine sull’assistenza agli anziani non autosufficienti riguarda il dialogo tra le RSA e le istituzioni pubbliche. In particolare, le RSA interagiscono con le aziende sanitarie locali per verifiche sui livelli assistenziali (nel 65% dei casi) e sul profilo e le caratteristiche degli ospiti (nel 51% dei casi). Nonché per la definizione del budget annuale (nel 43% delle interazioni). Il confronto con le Regioni si concentra sulla discussione degli standard relativi al personale (nel 32% dei casi) e sulle tariffe (anche in questo caso nel 43% delle interazioni). Sorprendentemente, conclude il rapporto, il coinvolgimento dei servizi sociali comunali in questo dialogo risulta limitato a solo il 18% dei casi.
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