La conservazione ambientale è una delle sfide più urgenti del nostro tempo. Perdita di biodiversità, cambiamento climatico, deforestazione e inquinamento minacciano gli equilibri naturali e la qualità della vita umana
L’Agenda 2030 è stata adottata il 25 settembre 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite come piano d’azione globale con 17 obiettivi e 169 traguardi per migliorare le condizioni economiche, sociali e ambientali del pianeta entro il 2030. Gli obiettivi spaziano dalla lotta alla povertà e alla fame, alla tutela ambientale, alla parità di genere e alla cooperazione internazionale. Tuttavia, questi sono strettamente interconnessi e devono essere perseguiti in modo sinergico per ottenere un reale sviluppo sostenibile. Mancano 5 anni per raggiungere questi obiettivi, a che punto siamo?
A livello globale la situazione è preoccupante: nel vertice Onu del 2024 è stato ribadito che meno del 20% degli obiettivi dell’Agenda 2030 è in linea con le previsioni iniziali, segnando un ritardo rispetto alle aspettative. La deforestazione, l’inquinamento e la crisi idrica rappresentano alcune delle sfide più gravi per il pianeta. Secondo il Global Forest Watch, nel 2024 gli incendi hanno devastato vaste aree del Sud America, con oltre 53.000 roghi in Brasile che hanno compromesso ampie zone dell’Amazzonia, del Pantanal e del Cerrado. L’inquinamento da plastica continua a crescere, con milioni di tonnellate riversate ogni anno negli oceani e le microplastiche ormai rilevate ovunque, dai ghiacci artici all’acqua potabile. A queste minacce si aggiunge la crisi idrica: lunghi periodi di siccità e avanzamento della desertificazione stanno mettendo a rischio intere regioni, aggravando le disuguaglianze sociali e compromettendo la sicurezza alimentare globale.
A livello nazionale il quadro non è migliore: secondo il Rapporto 2024 dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), il nostro paese registra ancora ritardi significativi in settori chiave come la povertà, le disuguaglianze e la tutela degli ecosistemi terrestri. Alcuni progressi sono stati fatti nella salute, nell’istruzione e nella parità di genere, e si stanno sviluppando iniziative innovative nel settore green. La produzione di energia solare continua a crescere, mentre startup e università lavorano su materiali ecosostenibili per l’edilizia e sistemi di agricoltura di precisione volti a ridurre il consumo idrico. Ad esempio, in Italia sono in corso sperimentazioni su calcestruzzi a basso impatto ambientale e sistemi di irrigazione avanzati che permettono di ottimizzare l’uso delle risorse idriche.
Nonostante il quadro sconfortante, la tecnologia ha introdotto strumenti innovativi per affrontare queste emergenze. L’intelligenza artificiale e i satelliti permettono di monitorare la deforestazione in tempo reale, mentre i droni piantano alberi in aree difficili da raggiungere. Il progetto “Droneseed”, ad esempio, ha sviluppato droni capaci di spargere semi con una velocità e un’efficienza tali da accelerare il ripristino delle foreste. La biotecnologia sta contribuendo con colture geneticamente migliorate, capaci di resistere a eventi climatici estremi e ridurre il consumo di acqua e fertilizzanti. Il settore dell’energia rinnovabile sta avanzando rapidamente. Il costo dell’energia solare ed eolica è in continua discesa, rendendola più competitiva rispetto ai combustibili fossili. Nel 2024, la capacità installata di fotovoltaico ha continuato a crescere, superando ampiamente i 1.200 GW del 2023, secondo i dati dell’International Renewable Energy Agency (Irena). L’idrogeno verde è considerato una soluzione promettente per ridurre le emissioni nei settori più difficili da decarbonizzare, come il trasporto pesante e l’industria siderurgica. Inoltre, le nuove batterie a stato solido, ancora in fase di sviluppo, potrebbero rivoluzionare lo stoccaggio energetico, ottimizzando l’uso di fonti intermittenti come sole e vento.
L’economia circolare è un altro pilastro della transizione sostenibile. Passare da un modello “usa e getta” a un sistema basato su riuso e riciclo può ridurre drasticamente l’estrazione di materie prime e la produzione di rifiuti. Il riciclo chimico sta facendo progressi nel trattamento delle plastiche non riciclabili, mentre alcune aziende lavorano a bioplastiche derivate da alghe o scarti agricoli, che potrebbero rappresentare un’alternativa sostenibile alla plastica tradizionale. Tuttavia, queste tecnologie devono ancora affrontare sfide legate ai costi elevati e alla scalabilità della produzione.
Possiamo affidarci alla sola tecnologia per invertire la crisi ambientale? La risposta è scontata, il progresso deve essere accompagnato da politiche concrete e da un cambiamento culturale diffuso, altrimenti la tecnologia rischia di essere insufficiente. Servono normative stringenti e investimenti mirati da parte dei governi, aziende impegnate a ripensare i modelli produttivi e cittadini consapevoli che scelgano prodotti a basso impatto ambientale, riducano sprechi alimentari ed energetici e partecipino attivamente al dibattito pubblico, anche attraverso petizioni e movimenti per il clima. In questo modo sarà possibile aspirare a un cambiamento su larga scala.
L’Agenda 2030 rappresenta ancora una speranza per il futuro del pianeta. Scienza e tecnologia offrono strumenti concreti per una transizione ecologica, ma senza un impegno collettivo rischiano di restare inutilizzati.
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